Cantieri chiusi e fabbriche aperte. Fim e Fiom chiedono chiarimenti

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In questo momento di emergenza coronavirus si deduce la difficoltà che la politica valdostana, nel gestire una situazione di emergenza sanitaria come questa, dimostr la propria debolezza. Ma certo è che a volte si cada nell’improvvisazione”. A dirlo sono Fausto Renna segretario generale Fim Cisl è Fabrizio Graziola, segretario generale Fiom Cgil Valle d’Aosta. “Abbiamo avuto l’ultima dimostrazione con un’ordinanza del Prefetto, nonché Presidente della Regione, che impone la chiusura di tutti i cantieri (non solo edili, sia chiaro, ma tutti i cantieri)”. Dicono i due segretari: “ L’impressione è che non ci si preoccupa minimamente delle fabbriche dislocate dal capoluogo regionale fino in bassa Valle. Altrimenti non riusciamo a spiegarci come mai, seguendo la stessa logica, non sia stata fatta un’ordinanza, dove si imponga la chiusura di tutte le fabbriche che non producono beni di prima necessità? Dobbiamo farlo noi come organizzazioni sindacali?”. Sottolinea Renna : “Non siamo noi i legislatori e non siamo noi al Governo. Non siamo noi a scrivere le ordinanze e a renderle esecutive”.

“Perché i cantieri sì e le fabbriche no?”

“È inimmaginabile – dicono Renna e Graziola – che a partire dal 25 marzo 1.500 persone dell’area produttiva della Cogne Acciai Speciali si mettano in viaggio per raggiungere il loro luogo di lavoro, quando tutte le altre attività sono state sospese ”. Spiegano i due segretari: “Da parte dell’azienda Cogne Acciai Speciali le azioni per sanificare il sito sono state fatte – come avevamo chiesto e come è stato chiarito anche nell’ultimo comunicato stampa unitario – e da parte dell’azienda, legittimamente, non ci sono i presupposti per dover fermare la produzione dello stabilimento. . D’altronde la Cogne Acciai Speciali ha fatto la sua parte, e ha accolto la maggior parte delle nostre richieste, rimangono solo ancora in sospeso alcuni punti. Comunque sta di fatto che un’azienda come la Cogne si è messa nelle condizioni di garantire la sicurezza nell’ambiente di lavoro (la sicurezza al cento per cento non può averla nessuno, sia chiaro). A questo punto la domanda sorge spontanea, si chiede di chiudere i cantieri e si intima lo stop alle attività all’aperto – giustamente, visto che in questo periodo i numeri dei contagiati salgono e il picco deve ancora essere raggiunto – e non si ordina la chiusura di tutte le fabbriche (che non producono beni di prima necessità) in Valle D’Aosta. Ci sfugge il criterio delle ordinanze. I lavoratori delle fabbriche sono immuni al virus perché vanno a lavorare? Non devono comunque uscire di casa per recarsi al lavoro?”. Chiosa Renna (Fim Cisl) : “Perché si arriva al punto di rincorrere le decisioni, quando invece bisognerebbe mettersi nella condizione di governarle?”. Pungola Graziola (Fiom Cgil):”È proprio il lassismo e la superficialità di questo Governo, che ci lascia sgomenti e in alcuni momenti ci irrita anche, perché non si capisce se sono effettivamente inconsapevoli o se semplicemente vanno a tentativi. Viste le comunicazioni schizofreniche, che si sono susseguite da febbraio a oggi (il riferimento è all’invito iniziale ai turisti di venire in Valle e poi il divieto e l’allontanamento dei non residenti, ndr) non mi stupirei neppure dell’ ultima ipotesi”. In conclusione affermano i due sindacalisti Fiom Cgil e Fim Cisl: “La vita delle persone, tutte, ha troppo valore per non essere messa in prima linea. E ribadiamo, alla luce dell’ultima ordinanza pubblicata, che la politica deve fare il suo mestiere e mettere veramente in primo piano la vita di tutti. Si prenda una decisione, anche drastica, ma si pensi alla vita di tutti. Dei lavoratori delle fabbriche compresi”.