Il 6 Febbraio, Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili

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Tolleranza Zero contro questa barbarie.

In continuità con l’impegno che la CISL profonde da sempre contro la violenza di genere, anche quest’anno è stato predisposto, in vista della Giornata Internazionale che si celebra il prossimo 6 febbraio, un manifesto di sensibilizzazione per prevenire e contrastare la pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF). La CISL pone una particolare attenzione alla pratica dell’infibulazione per riflettere su un tema delicato che ha forti ripercussioni sul piano psicologico, relazionale e sanitario per coloro che lo subiscono. Infatti, qualsiasi forma di MGF (ne esistono, complessivamente tre) costituisce una gravissima violazione dei diritti fondamentali, in particolare la pratica delle MFG lede il diritto alla salute all’integrità psico – fisica del diritto alla salute ed all’integrità̀ psico-fisica di chi le subisce. In particolare, i danni causati da queste pratiche possono essere danni a medio e a lungo termine, ma sono a qualsiasi livello drammatici: vanno dall’insorgenza frequente di cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali alla perdita del piacere sessuale e a gravi complicazioni durante il parto. Vogliamo sottolineare con forza come le MGF non abbiano alcuna finalità̀ terapeutica, ma vengono effettuate esclusivamente per ragioni culturali e tradizionali, ma soprattutto costituiscono un tentativo di prevaricazioni sulla libera disponibilità del proprio corpo da parte di donne e bambine, di autodeterminazione nella propria sfera sessuale. Secondo l’UNICEF e l’UNFPA, le MGF sono diffuse in circa 30 Paesi; l’utilizzo di queste pratiche, pur essendo concentrato principalmente in Africa, tuttavia i flussi migratori hanno contribuito al diffondersi delle MFG anche anche in alcune comunità̀ dell’Asia, dell’America Latina e degli Stati arabi.Attualmente nel mondo sono oltre 200 milioni le donne che hanno subìto nella loro vita una qualche forma di MGF. L’Italia ha varato una legge che punisce l’utilizzo di queste pratiche, si tratta della legge 9 Gennaio 2006, n. 7, recante “Disposizioni concernenti la prevenzione ed il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”. Affinché, però, queste pratiche non vengano più perpetrate, è necessario un piano di educazione culturale. Come ha già in passato affermato la Ocmin (Responsabile Coordinamento Nazionale Donne Cisl “Da tempo come Cisl sosteniamo che bisogna rompere il muro del silenzio che circonda queste donne ed oggi torniamo a rinnovare il nostro appello al Governo, al Parlamento ed alle Parti sociali affinché tutti insieme ci si adoperi per condannare con fermezza e definire come violenza a tutti gli effetti quesa pratica che, in quanto tale, va perseguita ai sensi del nostro ordinamento legislativo e giudiziario, a partire dalla piena applicazione della legge 7/2006 che definisce le Mgf nel nostro Paese reato”. Inoltre, serve “una campagna di informazione e sensibilizzazione presso le diverse comunità presenti nel nostro Paese, nelle scuole e sui luoghi di lavoro”, e per questo chiede che “la comunità internazionale, in particolare l’Organizzazione delle Nazioni unite, dia il proprio contributo ed intraprenda azioni e provvedimenti piu’ forti per affermare in ogni parte del mondo che la sacralità e l’intangibilità del corpo umano è un diritto inviolabile”. Nell’intento di affiancare la legge nel difficile percorso di eliminazione di queste pratiche, è fondamentale attuare un confronto culturale con le donne immigrate, nel rispetto della loro cultura, ma nell’insegnamento della tutela della libertà individuale e dell’indisponibilità del proprio corpo da parte di altri. È quindi sempre più chiaro di quanto sia indispensabile portare la comunicazione nei luoghi pubblici, per sensibilizzare al diritto all’integrità fisica delle donne e per realizzare considerevoli interventi di sanità pubblica.